“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”
( Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace,Oslo 10 Dicembre 2014)
Non potevamo non citare le parole di Malala, alla luce del fatto che noi, Suore Missionarie della Casa Madre Anna di Tabou, viviamo fortemente l’impegno di garantire alle ragazze l’istruzione ed insegnare loro ad essere indipendenti. L’Istruzione è un valore assoluto, un bisogno primario, una delle benedizioni della vita. Le parole di Malala, pronunciate nel momento in cui riceve il premio, ci colpiscono profondamente: “Il Premio non è solo per me, è per tutti quei bambini dimenticati che chiedono istruzione”. Noi suore missionarie propagandiamo le stesse idee, con l’obiettivo di salvare dall’ignoranza, dalla tortura e da ogni forma di abuso migliaia di donne e di bambine che nel mondo soffrono di analoghe persecuzioni.
Vivendo nella città di Tabou, abbiamo constatato come a molte donne non sia data l’opportunità di imparare a leggere, scrivere e potersi esprimere in lingua francese; queste donne diventano madri precocemente e l’unica occupazione cui possono e devono dedicarsi è la preparazione del cibo quotidiano, cibo peraltro molto povero.
Ebbene sì, è stata proprio questa situazione locale che ci ha spinto a lavorare per l’emancipazione delle donne di etnia Kroumen, dando inizio ad un corso di alfabetizzazione e di formazione umana, morale, intellettuale e spirituale rivolto alle donne-madri di Sekrekré, villaggio ad una decina di chilometri dalla città di Tabou.
Stabilito il programma, abbiamo iniziato timidamente con venticinque donne divise in due classi, prevedendo due anni di corso organizzato come segue:
a) 1° anno, corso per donne analfabete;
b) 2° anno, corso per donne con una minima preparazione scolastica.
Le Responsabili, suor Bernadette e suor Brigitte, hanno operato con grande tenacia ed hanno affrontato numerose difficoltà per riuscire a garantire loro il materiale didattico e tutto il necessario per iniziare questo percorso.

Le lezioni si svolgevano solo la domenica dalle ore 15:00 alle ore 16:30. Dopo due mesi di continue modifiche in itinere, dovute al numero di partecipanti che aumentava giorno per giorno, abbiamo raggiunto il numero di sessanta donne-allieve. Per circa quattro mesi sono stati usati, quali strumenti, la lavagna e il gesso e da aprile, grazie a piccoli progressi, si è passati all’uso del quaderno “doppia riga” e della matita.

Il desiderio e la volontà fortemente manifestati, ci hanno spinte a procurare dei manuali al fine di consentire loro di studiare anche da casa. Con l’arrivo del periodo di vacanze scolastiche, al fine di aiutare le donne a non dipendere da altri, abbiamo insegnato loro a produrre il sapone liquido ed il sapone a pezzi, al fine di garantire loro l’indipendenza economica ed evitare di trascorrere troppo tempo nell’inattività.
Sperando che queste donne possano mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti, auspichiamo di poter condividere, per il prossimo anno, l’esperienza di Sékreké con le donne di Tabou.
A voi lettori, con grande affetto
Le Suore Missionarie di Tabou
Il 20 settembre ultimo scorso è stato un giorno di grande emozione per la nostra comunità di Bingerville, in Costa d’Avorio, per un duplice motivo: Odette Sengi, originaria del Congo Kinshasa, ha celebrato il suo ingresso come novizia e lo ha fatto in presenza di tutti i membri della Comunità.
Sicuramente anche Odette avrà la fortuna di essere guidata, nel suo percorso spirituale, dal nostro angelo che ci guarda dall’alto, ci insegna ancora ad amare e custodisce la nostra anima nel suo cuore.
Mi chiamo Elena Bertolotti e vivo in provincia di Verona. Tramite un amico toscano, Andrea, sono venuta a conoscenza della Missione di Tabou. Sono stata talmente affascinata dai suoi racconti che ho tanto desiderato recarmi in Costa d’Avorio e, nonostante questo periodo particolare, due settimane fa, con Peter, mio marito, che era già stato a Tabou, abbiamo intrapreso il viaggio. Ancora a San Pedro ci attendeva suor Bernadette ed ho fatto la sua conoscenza. Arrivati a Tabou, nella missione che noi chiamiamo “casa della luna” abbiamo incontrato suor Brigitte, suor Adele e le ragazze che vivono con loro e che aspirano a diventare suore. Per la prima volta ho conosciuto la Congregazione delle Missionarie dell’Incarnazione; nella sala d’ingresso è esposto un poster di Madre Carla Borgheri nel suo centenario; piena di commozione mi sono subito collegata al sito per leggere la storia affascinante di questa vita colma di santità e mi sono innamorata subito. Abbiamo soggiornato presso la missione e abbiamo potuto apprezzare la familiarità, la generosità e l’accoglienza delle care sorelle. In pochi giorni ho avuto l’occasione di vivere una grande spiritualità, condividendo con le suore i tanti momenti di preghiera. Ho avuto l’occasione di fare un piccolo ritiro spirituale, del quale avevo gran bisogno.
Le suore sono impegnatissime: l’intraprendente suor Bernadette a gestire la scuola, il personale, le ragazze, i conti (con grandi difficoltà di liquidità), una vera “macchina da guerra”; l’instancabile suor Brigitte con la gestione dei polli e del bestiame, una lavoratrice incallita e suor Adele, la mite; occupata nell’insegnamento a scuola e nelle attività in cucina. Ho conosciuto suor Carmela, in lei ho riconosciuto lo spirito missionario, le giovani suor Marina e suor Alida tutte alla “casa del sole” e anche da loro ho appreso la dedizione e l’amore per il prossimo, per tutti quei bambini abbandonati. Posso solo elogiare queste grandi Donne prima e brave Suore dopo.
Con le parole del salmista noi Suore Missionarie dell’Incarnazione, abbiamo espresso a Dio, in questo 19 febbraio 2023, la nostra viva riconoscenza alla Serva di Dio Carla Borgheri, attraverso la Celebrazione eucaristica che ricorda l’apertura ufficiale del processo di Beatificazione e Canonizzazione e la chiusura del centenario della sua nascita, il 25° annive

Abbiamo sentito tanti nomi, tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge, che avevano deciso di ucciderlo. Aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro?
Sono grata alle Suore Missionarie dell’Incarnazione per avermi dato la possibilità di scrivere questa mia riflessione sulla festività della Pentecoste, che tra pochi giorni andremo a ricordare, o meglio a celebrare. Sappiamo tutti che la Pentecoste cade cinquanta giorni dopo la Pasqua e ricorda un fatto storico ben preciso, realmente accaduto, a mio avviso importantissimo: la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine Maria e sui dodici Apostoli, ormai chiusi nel cenacolo per paura ed incredulità. Si sentono soli, si sentono abbandonati dal loro Maestro, Lui che era il figlio di Dio, lo hanno visto appeso ad una Croce e sono fuggiti, lo hanno rinnegato, lo hanno tradito.
D’altronde la parola Apostolo significa proprio questo. Capiamo bene come dalla Pentecoste sia nata la Chiesa, perché se non ci fosse stata la predicazione dei Dodici, il Kerigma non sarebbe arrivato fino a noi e noi non avremmo creduto. E la Pentecoste per noi oggi cosa rappresenta? Solo un fatto storico da ricordare o una missione a cui il Signore ci chiama per essere suoi Apostoli? lo parlo ovviamente per esperienza personale: se io non avessi questo Spirito del Risorto dentro di me che mi guida, che mi parla, che mi sostiene, che mi illumina, io non potrei operare nella Chiesa. Porterei solo me stessa, la mia debolezza, la mia incoerenza ed i miei dubbi. Ma sento che il Signore mi chiama a passare oltre: vivere questa Pentecoste nella mia Vita, facendo spazio al suo Spirito, lasciandolo parlare ed operare attraverso la mia persona. Lo Spirito Santo è un grande dono che ci viene dal Cielo e come tale possiamo accettarlo o rifiutarlo, il Signore ci lascia liberi: certo è che quando l’Eterno ti tocca il cuore, la Vita ti cambia e tu con la tua testimonianza puoi cambiare il Cuore di coloro che ti stanno vicino. Il giorno di Pentecoste, durante la messa, leggiamo la Sequenza, una preghiera bellissima e molto antica della Chiesa. In questa Sequenza invochiamo lo Spirito Santo come Consolatore perfetto, come Ospite dolce della nostra Anima, come Conforto, Riposo, Aiuto ai nostri bisogni. Ecco mi piace terminare questa mia breve riflessione proprio con questa Preghiera, perché ho la certezza che nello Spirito Santo noi tutti possiamo trovare ciò di cui abbiamo bisogno: il Signore non ci ha lasciato soli ed orfani, ma cammina sempre al nostro fianco e sarà con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi. Questa è la nostra Fede, questa è la Fede di cui dobbiamo rendere testimonianza, sempre.
La congregazione delle “Suore missionarie dell’Incarnazione” insieme alle autorità amministrative, politiche e religiose locali, in particolare il capo di gabinetto della prefettura, Péhé Blanchard, che rappresenta il prefetto del dipartimento di Tabou, il sindaco Ouallo Jean-Luc e il curato Djiré Amores, hanno presieduto al battesimo di una strada nel quartiere Port-Bouet, all’ingresso della città di Tabou, domenica 3 dicembre 2023. La strada in questione va dalla grande via fino all’orfanotrofio Casa del Sole, situato lungo la costa, in omaggio alla fondatrice della congregazione delle “Suore missionarie dell’Incarnazione”, per le sue numerose opere di carità a favore della popolazione, in particolare dei bambini provenienti da famiglie disagiate. In questa occasione, Suor Carmela, madre generale della congregazione, ha illustrato le motivazioni legate a questa iniziativa.
“Dal momento dell’installazione della comunità delle Suore missionarie dell’Incarnazione a Tabou nel 1997 fino al 2005, Madre Carla Borgheri ha calpestato ogni anno il suolo di Tabou. Aveva un legame particolare con la popolazione di Tabou. Era una religiosa come le altre, ma straordinaria nel suo amore per i più poveri, nella sua semplicità, umiltà e nella sua vita di preghiera”, ha spiegato. Le autorità presenti si sono congratulate per questa azione di riconoscimento.
“L’intitolazione di questa strada dedicata a Madre Carla Borgheri è per noi un momento solenne e importante. È un segno di riconoscimento per le opere e le azioni compiute dalla fondatrice delle SMI che, attraverso le sue opere qui a Tabou, lascia un’impronta su ognuno di noi. Dedicando questa strada a Madre Carla, non facciamo altro che renderle omaggio. Carla Borgheri è, per noi, un simbolo, un’icona. E saremo sempre pronti ad accompagnarvi affinché Madre Carla resti impressa nella memoria di ciascuno di noi”, ha dichiarato il primo magistrato del comune di Tabou, Ouallo Jean-Luc. Anche il capo di gabinetto del prefetto ha salutato l’iniziativa e ha espresso l’impegno del suo mandante a garantire che la “Via Madre Carla Borgheri” sia inclusa nella cartografia del paese. Nata a Novi Ligure, in Italia, il 17 febbraio 1922 e deceduta nel settembre 2006, Carla Borgheri era animata da una profonda vocazione alla carità.
Ma il Natale è anche la Cometa, quella Luce che illumina il mondo, e che solo il tenero Bambino di Betlemme porta con sé ogni 25 dicembre, il buio si è dissolto, l’umanità non è più sola!
Le temps du carême est un moment capital qui rappelle tous les membres du corps du christ les 40 ans du peuple d’Israël au désert (Ex 8,2), les 40 jours (Mt 4,1-11) que le seigneur a passé au désert. Ainsi le carême chrétien est un temps fort de prière, de partage, de conversion continue. C’est également un temps ouvert à la réception des grâces divines à travers diverses exercices spirituels tel que les recollections, les pèlerinages, le chemin de croix. Aussi cette période marque les scrutins des candidats au baptême précéder par l’appel décisif.
En outre, durant cette période de grâce tous enfants, jeunes et vieillards, sommes invités à un dépouillement total de notre vieil homme caractérisé par le péché et de nous appliquer au combat spirituel contre le diable et ses dépôts. Ainsi les différents pèlerinages : des enfants des jeunes et des adultes en sont les signes visibles. En fait, la Conférence des Évêques Catholique de Côte d’Ivoire dans leur plan pastoral ont bien voulu exploités ce temps du carême au réveil spirituel de tous les fidèles sans exception. C’est ainsi que dans l’Archidiocèse d’Abidjan le pèlerinage des enfants en cette année s’est déroulé autour du thème suivant «Enfant, pour une Eglise Synodale, prenons notre part de responsabilité» en ce deuxième dimanche du carême selon l’organisation interne des paroisses et des Doyennés. Les enfants du Doyenné Mgrs René Kouassi dont nous sommes membres et ceux du doyenné père Fulgence Anoman se sont réunis à Palm Afrique, sur la route d’ELOKA pour vivre ce désert avec leur ami fidèle JESUS. Lors de ce grand rassemblement nous, animateurs et animatrices, il nous a été demandé d’apprendre aux enfants en quoi est ce que notre prise responsabilité impacte l’Eglise positivement. En clair, ce pèlerinage des enfants est vécu dans la joie, dans les animations diverses, dans la célébration Eucharistique et le partage du repas que chaque pèlerin a envoyé de chez lui. Le grand cri du cœur était de vivre la charité, la pénitence, la prière, ainsi que la conversion de notre être. 
Il Burkina Faso, da ormai una decina d’anni, vive una situazione sociale e politica delicata e critica. Dal 2014 la gente ha cominciato a reclamare con grande forza trasparenza, giustizia e democrazia. In quello stesso periodo, a iniziare dal nord del paese, sono cominciati ad apparire i terroristi islamici, seminando terrore e morte. La gente fugge verso il sud del paese, nelle grandi città. Si calcola che gli sfollati a causa dei terroristi abbiano raggiunto la cifra di due milioni.
In questo clima di incertezza, la comunità delle Suore Missionarie dell’Incarnazione ha deciso di avviare una Missione in Burkina Faso che il 29 giugno 2022 si è stabilità ufficialmente a Boassa, nella diocesi di Ouagadougou. Da quel momento in poi la loro missione evangelizzatrice si è sempre più radicata nel paese.
Durante la celebrazione Eucaristica, presieduta da Padre Martin Ouédraogo, il missionario di Villareggia ha incoraggiato i fedeli a collaborare attivamente con le Suore Missionarie dell’Incarnazione per rendere la missione sempre più feconda a favore dei meno fortunati.
Dal passaggio tra la 6ª e la 7ª domenica di Pasqua, la comunità parrocchiale di San Marcello di Akouai Santai ha vissuto un tempo di grazia profonda e indimenticabile. Quasi cento adolescenti e giovani, accompagnati con amore e dedizione durante l’intero anno pastorale, hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo e la Prima Comunione.
In questo Anno Giubilare, la parrocchia di St. Luis di Tabou ha celebrato con immensa gioia i suoi 90 anni di missione vissuta nella diocesi di San Pedro, in Costa d’Avorio. Un cammino lungo e ricco di fede, impegno e testimonianza evangelica, iniziato nel lontano 1934 con l’arrivo del primo missionario SMA, padre Simon Pierre Cose, che raggiunse il villaggio di Tabou a piedi, attraversando 600 km di foresta tra disagi e pericoli.
La Santa Messa è stata presieduta dall’arcivescovo di Gagnoa, Mons. Jean Jacques Koffi Oi Koffi, e da Mons. Alexis Touably Youlo, vescovo di Agboville e figlio della parrocchia di Tabou. Con loro hanno concelebrato numerosi sacerdoti giunti da varie località. È stata una celebrazione partecipata e vibrante, con tantissimi fedeli arrivati da diversi villaggi, autorità locali e capi villaggio presenti per onorare questo momento storico.
Durante l’omelia, Mons. Alexis Touably Youlo ha rievocato con emozione l’opera dei missionari che hanno donato la loro vita a servizio del Vangelo, ringraziando in particolare le Suore Missionarie dell’Incarnazione per il loro costante impegno nel far conoscere Gesù e promuovere lo sviluppo del villaggio. Ha poi esortato tutti a proseguire la missione avviata da Madre Carla nel 1997 con rinnovato entusiasmo, ricordando ai laici l’importanza della disponibilità all’annuncio della Parola e alla collaborazione con i missionari, soprattutto nei momenti difficili.
Il 15 novembre 2025 la comunità di Boassa, in Burkina Faso, ha vissuto un momento di festa e spiritualità con l’inaugurazione della nuova casa e della cappella delle Suore Missionarie dell’Incarnazione (SMI). L’evento segna l’inizio ufficiale della presenza della Congregazione in questa realtà locale.
Le Suore Missionarie dell’Incarnazione intendono offrire alla comunità di Boassa una presenza discreta ma incisiva: una luce capace di illuminare, accompagnare e inserirsi con semplicità nella quotidianità delle persone. Il loro servizio vuole essere testimonianza dell’amore di Dio che si fa vicino, che illumina e apre vie di speranza e solidarietà.