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Solennità dell’Annunciazione

Pubblicato il: martedì 9 Aprile 2024

Lunedi 8 aprile, solennità liturgica dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria, presso la Casa Madre in Frascati delle Suore Missionarie dell’Incarnazione si è svolta la Celebrazione Eucaristica presieduta dal nuovo Vescovo S.E. mons. Stefano Russo.

Oltre agli aspetti teologici e spirituali, si è sottolineato che il carisma e la missione delle Suore scaturiscono proprio dal grande mistero dell’Annunciazione e dell’Incarnazione di Gesù, Dio-con-noi, fattosi uomo per salvare ogni uomo.

Le Suore Missionarie dell’Incarnazione hanno rinnovato i loro voti di povertà, castità ed obbedienza.

La cappella era gremita da molti fedeli ed amici delle Suore, raccoltisi attorno ad esse per condividere con loro questo bel momento di Chiesa e di festa.

Hanno concelebrato vari Sacerdoti, tra cui don Orlando Raggi, Vicario per le Congregazioni Religiose e Delegato diocesano per la causa di beatificazione della Fondatrice e Serva di Dio madre Carla Borgheri.

Al termine della Celebrazione ci si è intrattenuti in un momento di convivialità fraterna, con varie e gustose pietanze (in particolare una spettacolare super-torta di panna e crema), preparate direttamente dalle Suore.

Il Vescovo è rimasto fino al termine, accogliendo in tutta semplicità ed empatia il desiderio dei tanti che hanno voluto conoscerlo di persona e salutarlo.

Davvero un bel pomeriggio/serata di Chiesa, una chiesa di pietre vive… vissuto all’insegna di Maria Santissima e di queste sue figliolette, le Suore Missionarie dell’Incarnazione, con la benedizione del Successore Apostolico e alla presenza di una numerosa e calorosa comunità.

Portate nel mondo la croce di Cristo

Pubblicato il: martedì 5 Marzo 2024

Dopo 4 anni di lunga sosta per il Covid-19, finalmente nella frazione della Parrocchia di Vermicino di via Luzi, si è di nuovo organizzato, il giorno 1 marzo 2024, il percorso della Via Crucis. La pioggia ha impedito di celebrare la via Crucis all’aperto, così, insieme al Parroco, don Luis, le suore e i fedeli hanno partecipato a questo importante momento di preghiera nella Cappella della Casa Madre.

La Via Crucis è un percorso formato da 14 tappe o Stazioni, che ripercorrono la Passione di Gesù e il suo tragitto verso il Golgota, dov’è stato crocifisso. Rappresenta uno dei momenti centrali della Quaresima, che è il periodo di riflessione e preparazione spirituale in vista della Pasqua, e offre ai fedeli l’opportunità di seguire un itinerario di Preghiera profonda.

I commenti scelti per ogni Stazione sono stati quattordici testimonianze di vita vissuta nel dolore e nella guerra. Don Luis ha ribadito ai fedeli l’importanza di essere portatori della Pace e non dell’odio. Ciascuno deve lavorare per la propria pace con gesti concreti perché è nella quotidianità dei piccoli gesti che si costruisce la Pace nel mondo, iniziando prima di tutto ad affermare la pace nella famiglia, tra vicini di casa, nell’ambito del lavoro…Oggi non vogliamo gente che frusti il Papa e la Chiesa, vogliamo gente capace di portare la Croce. Negli anni 60, questa periferia era poco abitata, piena di vigne e rovi. Per compiere il suo progetto per questo popolo, il Signore chiamò la serva di Dio Madre Carla. Lei accettò la volontà di Dio dicendo Sì. Dio ha usato lei come strumento per annunciare il suo amore per questo paese. Ancora oggi, le Suore dell’Incarnazione, con piccoli e grandi gesti, quotidianamente e instancabilmente, continuano ad annunciarlo.

Alle Suore, don Luis ha raccomandato di essere Luce del mondo, specialmente per via Luzi. Alla fine, grazie alla benedizione di Dio, con la Croce innalzata, attraversando la strada del dolore, saremo risorti con Cristo.

La mezza età: un passaggio dal “fare” all’ “essere”

Pubblicato il: mercoledì 28 Febbraio 2024

È motivo di gratitudine al Signore per averci concesso l’opportunità di trascorrere tre giornate di formazione e riflessione su: Le donne consacrate e la crisi di mezza età.  Come donne consacrate, approfondendo questa tematica, abbiamo riflettuto sulla nostra chiamata e come ravvivare le motivazioni della consacrazione. Abbiamo avuto il privilegio di essere accompagnate, per i primi due giorni, da Don Mario Lanos Oscar SDB docente della Pontificia Università Salesiana di Roma; e il terzo giorno, da suor Loreda Spagnolo Responsabile della formazione, nostra consorella e compagna di viaggio.

Il periodo della mezza età è un viaggio necessario e promettente, un passaggio delicato tra giovinezza ed età senile, e rappresenta circa un terzo della vita. Questo periodo è un nuovo passaggio dalle delusioni ad una nuova accettazione di sé, del proprio limite e fragilità dell’età. L’indebolimento del corpo nasconde, però, l’esigenza di spostare l’attenzione da una dimensione esteriore e superficiale a una più profonda e interiore.

Da notare che la crisi non è necessariamente negativa; rappresenta piuttosto una scelta, separazione, giudizio; un discernimento che aiuta a promuovere il cambiamento e a rendersi consapevoli della necessità di rinnovarsi; è anche un’opportunità per la via verso la santità.

Il periodo della mezza età è un momento favorevole (kairos) e il quotidiano per noi Missionarie dell’Incarnazione è il luogo privilegiato per questo tempo favorevole. Il segreto, infatti, per una buona qualità di questa fase della vita dipende da un corretto e significativo rapporto con il quotidiano, ma anche di relazioni autentiche, di saper condividere le proprie esperienze, di prendersi cura del proprio corpo.

Fondamentale è la rinnovata relazione con il Signore Gesù scoprendo nuovi “sapori” della preghiera e della relazione con Lui. Manteniamo il nostro sguardo verso l’Alto!

Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà: Quaresima 2024

Pubblicato il: martedì 20 Febbraio 2024

Carissimi lettori, proponiamo alla vostra lettura e riflessione il messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2024. Nel messaggio, il Papa ci guida attraverso il deserto spirituale, invitandoci a riflettere sulla libertà che Dio offre al suo popolo. Con parole di speranza e saggezza, ci esorta a rinnovare il nostro impegno per la giustizia sociale e l’amore fraterno durante questo periodo di digiuno spirituale e conversione. Che questo messaggio sia per tutti noi un’ispirazione nel nostro cammino di fede.

Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà

Cari fratelli e sorelle!

Quando il nostro Dio si rivela, comunica libertà: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Così si apre il Decalogo dato a Mosè sul monte Sinai. Il popolo sa bene di quale esodo Dio parli: l’esperienza della schiavitù è ancora impressa nella sua carne. Riceve le dieci parole nel deserto come via di libertà. Noi li chiamiamo “comandamenti”, accentuando la forza d’amore con cui Dio educa il suo popolo. È infatti una chiamata vigorosa, quella alla libertà. Non si esaurisce in un singolo evento, perché matura in un cammino. Come Israele nel deserto ha ancora l’Egitto dentro di sé – infatti spesso rimpiange il passato e mormora contro il cielo e contro Mosè –, così anche oggi il popolo di Dio porta in sé dei legami oppressivi che deve scegliere di abbandonare. Ce ne accorgiamo quando ci manca la speranza e vaghiamo nella vita come in una landa desolata, senza una terra promessa verso cui tendere insieme. La Quaresima è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere – come annuncia il profeta Osea – il luogo del primo amore (cfr Os 2,16-17). Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti il passaggio dalla morte alla vita. Come uno sposo ci attira nuovamente a sé e sussurra parole d’amore al nostro cuore.

L’esodo dalla schiavitù alla libertà non è un cammino astratto. Affinché concreta sia anche la nostra Quaresima, il primo passo è voler vedere la realtà. Quando nel roveto ardente il Signore attirò Mosè e gli parlò, subito si rivelò come un Dio che vede e soprattutto ascolta: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele» (Es 3,7-8). Anche oggi il grido di tanti fratelli e sorelle oppressi arriva al cielo. Chiediamoci: arriva anche a noi? Ci scuote? Ci commuove? Molti fattori ci allontanano gli uni dagli altri, negando la fraternità che originariamente ci lega.

Nel mio viaggio a Lampedusa, alla globalizzazione dell’indifferenza ho opposto due domande, che si fanno sempre più attuali: «Dove sei?» (Gen 3,9) e «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). Il cammino quaresimale sarà concreto se, riascoltandole, confesseremo che ancora oggi siamo sotto il dominio del Faraone. È un dominio che ci rende esausti e insensibili. È un modello di crescita che ci divide e ci ruba il futuro. La terra, l’aria e l’acqua ne sono inquinate, ma anche le anime ne vengono contaminate. Infatti, sebbene col battesimo la nostra liberazione sia iniziata, rimane in noi una inspiegabile nostalgia della schiavitù. È come un’attrazione verso la sicurezza delle cose già viste, a discapito della libertà.

Vorrei indicarvi, nel racconto dell’Esodo, un particolare di non poco conto: è Dio a vedere, a commuoversi e a liberare, non è Israele a chiederlo. Il Faraone, infatti, spegne anche i sogni, ruba il cielo, fa sembrare immodificabile un mondo in cui la dignità è calpestata e i legami autentici sono negati. Riesce, cioè, a legare a sé. Chiediamoci: desidero un mondo nuovo? Sono disposto a uscire dai compromessi col vecchio? La testimonianza di molti fratelli vescovi e di un gran numero di operatori di pace e di giustizia mi convince sempre più che a dover essere denunciato è un deficit di speranza. Si tratta di un impedimento a sognare, di un grido muto che giunge fino al cielo e commuove il cuore di Dio. Somiglia a quella nostalgia della schiavitù che paralizza Israele nel deserto, impedendogli di avanzare. L’esodo può interrompersi: non si spiegherebbe altrimenti come mai un’umanità giunta alla soglia della fraternità universale e a livelli di sviluppo scientifico, tecnico, culturale, giuridico in grado di garantire a tutti la dignità brancoli nel buio delle diseguaglianze e dei conflitti.

Dio non si è stancato di noi. Accogliamo la Quaresima come il tempo forte in cui la sua Parola ci viene nuovamente rivolta: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). È tempo di conversione, tempo di libertà. Gesù stesso, come ricordiamo ogni anno la prima domenica di Quaresima, è stato spinto dallo Spirito nel deserto per essere provato nella libertà. Per quaranta giorni Egli sarà davanti a noi e con noi: è il Figlio incarnato. A differenza del Faraone, Dio non vuole sudditi, ma figli. Il deserto è lo spazio in cui la nostra libertà può maturare in una personale decisione di non ricadere schiava. Nella Quaresima troviamo nuovi criteri di giudizio e una comunità con cui inoltrarci su una strada mai percorsa.

Questo comporta una lotta: ce lo raccontano chiaramente il libro dell’Esodo e le tentazioni di Gesù nel deserto. Alla voce di Dio, che dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato» (Mc 1,11) e «Non avrai altri dèi di fronte a me» (Es 20,3), si oppongono infatti le menzogne del nemico. Più temibili del Faraone sono gli idoli: potremmo considerarli come la sua voce in noi. Potere tutto, essere riconosciuti da tutti, avere la meglio su tutti: ogni essere umano avverte la seduzione di questa menzogna dentro di sé. È una vecchia strada. Possiamo attaccarci così al denaro, a certi progetti, idee, obiettivi, alla nostra posizione, a una tradizione, persino ad alcune persone. Invece di muoverci, ci paralizzeranno. Invece di farci incontrare, ci contrapporranno. Esiste però una nuova umanità, il popolo dei piccoli e degli umili che non hanno ceduto al fascino della menzogna. Mentre gli idoli rendono muti, ciechi, sordi, immobili quelli che li servono (cfr Sal 114,4), i poveri di spirito sono subito aperti e pronti: una silenziosa forza di bene che cura e sostiene il mondo.

È tempo di agire, e in Quaresima agire è anche fermarsi. Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio, e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. L’amore di Dio e del prossimo è un unico amore. Non avere altri dèi è fermarsi alla presenza di Dio, presso la carne del prossimo. Per questo preghiera, elemosina e digiuno non sono tre esercizi indipendenti, ma un unico movimento di apertura, di svuotamento: fuori gli idoli che ci appesantiscono, via gli attaccamenti che ci imprigionano. Allora il cuore atrofizzato e isolato si risveglierà. Rallentare e sostare, dunque. La dimensione contemplativa della vita, che la Quaresima ci farà così ritrovare, mobiliterà nuove energie. Alla presenza di Dio diventiamo sorelle e fratelli, sentiamo gli altri con intensità nuova: invece di minacce e di nemici troviamo compagne e compagni di viaggio. È questo il sogno di Dio, la terra promessa verso cui tendiamo, quando usciamo dalla schiavitù.

La forma sinodale della Chiesa, che in questi anni stiamo riscoprendo e coltivando, suggerisce che la Quaresima sia anche tempo di decisioni comunitarie, di piccole e grandi scelte controcorrente, capaci di modificare la quotidianità delle persone e la vita di un quartiere: le abitudini negli acquisti, la cura del creato, l’inclusione di chi non è visto o è disprezzato. Invito ogni comunità cristiana a fare questo: offrire ai propri fedeli momenti in cui ripensare gli stili di vita; darsi il tempo per verificare la propria presenza nel territorio e il contributo a renderlo migliore. Guai se la penitenza cristiana fosse come quella che rattristava Gesù. Egli dice anche a noi: «Non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano» (Mt 6,16). Si veda piuttosto la gioia sui volti, si senta il profumo della libertà, si sprigioni quell’amore che fa nuove tutte le cose, cominciando dalle più piccole e vicine. In ogni comunità cristiana questo può avvenire.

Nella misura in cui questa Quaresima sarà di conversione, allora, l’umanità smarrita avvertirà un sussulto di creatività: il balenare di una nuova speranza. Vorrei dirvi, come ai giovani che ho incontrato a Lisbona la scorsa estate: «Cercate e rischiate, cercate e rischiate. In questo frangente storico le sfide sono enormi, gemiti dolorosi. Stiamo vedendo una terza guerra mondiale a pezzi. Ma abbracciamo il rischio di pensare che non siamo in un’agonia, bensì in un parto; non alla fine, ma all’inizio di un grande spettacolo. Ci vuole coraggio per pensare questo» (Discorso agli universitari, 3 agosto 2023). È il coraggio della conversione, dell’uscita dalla schiavitù. La fede e la carità tengono per mano questa bambina speranza. Le insegnano a camminare e, nello stesso tempo, lei le tira in avanti.

Benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

FRANCESCO

Madre Carla Borgheri: un faro di luce

Pubblicato il: venerdì 16 Febbraio 2024

Il 17 febbraio del 1922 segna un evento speciale, nasce Madre Carla Borgheri!

La sua vita e le sue parole continuano a risplendere come un faro luminoso nel mare delle nostre esistenze. Con la sua saggezza e ispirazione ha lasciato un’impronta profonda nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Madre Carla ci invita a considerare “ogni essere come una scala che conduce a Dio”. Questa visione ci spinge a riconoscere la sacralità di ogni vita, a comprendere che ognuno di noi è un tassello prezioso nel meraviglioso disegno dell’Amore divino. Ci esorta a purificare l’anima, a sgombrarla da tutto ciò che ostacola la percezione della presenza divina in noi. Come il sole non può penetrare attraverso un vetro incrostato, malgrado la sua trasparenza, così dobbiamo eliminare gli ostacoli che impediscono alla luce di Dio di penetrare ed illuminare le nostre vite.

In questo giorno speciale, mentre ricordiamo la sua nascita, riflettiamo sul suo messaggio e seguiamo il suo esempio di vita dedicata all’amore verso Dio e i fratelli.

Buon Natale 2023

Pubblicato il: lunedì 25 Dicembre 2023

“Natale è una storia al di là della storia,
è la tua storia, Gesù, che incontri la nostra vita,
quella di ieri, quella di oggi e quella di domani.
Natale è un albero della vita
che esprime l’uomo, che manifesta Dio.
Natale sei Tu, Gesù, uno dei nostri,
tra i più grandi, ma anche tra i più vicini:
un Dio, ma anche un Amico e un Fratello.”
(Robert Riber).
Con l’augurio che dalla culla, Gesù entri anche nella nostra storia di ogni giorno.
Buon Natale!

Nurri 2023: Gusto e Tradizione in Festa

Pubblicato il: domenica 24 Dicembre 2023

Chiude a Nurri la decima edizione. Un successo che cresce di anno in anno, offrendo i prodotti agroalimentari della tradizione locale, la cultura, la storia dei luoghi, raccontando il territorio e le nostre usanze.

Le suore missionarie hanno proposto anche quest’anno un punto ristoro con un menu di piatti ispirati alla tradizione Sarda e Nurrese interpretati con fantasia e attenzione. Molto buoni i Culurgiones preparati con la farina e il formaggio locale, il Pane fatto in casa, i Formaggi della Cooperativa Unione Pastori e il dolce per eccellenza la Seadas servita con il miele e la scorza d’arancia.

La cura reciproca: sé e noi

Pubblicato il: sabato 23 Dicembre 2023

La freschezza della giovinezza è come la bellezza di un giardino pieno di fiori: se i fiori sono colorati il giardino appare ancora più bello. Con questa immagine possiamo descrivere la crescita umana e spirituale di noi giovani Suore Missionarie dell’Incarnazione; come ci esorta la Serva di Dio, Madre Carla Borgheri: «Il nostro sia un “sì” generoso, totale, gioioso. Se dobbiamo donare a Dio un fiore colto nel nostro giardino, doniamolo subito, appena reciso, non dobbiamo tenerlo in mano, pensarci sopra, altrimenti perde la sua freschezza, il suo profumo e non è più presentabile. Un’anima missionaria custodisce, dentro di sé, il desiderio insopprimibile di portare Cristo alle anime, senza chiedere nulla per sé, né quanto ciò le possa costare» (Dio Solo, p.146).  Per essere portatrici di Cristo nel mondo e per poterLo donare agli altri, dobbiamo essere riempite di Cristo; inoltre è molto importante prendersi innanzitutto cura di se stesse  per potersi prendere cura degli altri.

“Non è un prima temporale, ma esistenziale: se non mi prendo cura di me, non so prendermi cura degli altri, se non so ascoltare me stessa, non so ascoltare gli altri, se non sto bene con me stessa, non sto bene nemmeno con gli altri e non faccio stare bene gli altri”. Questo è stato il fulcro degli incontri di questi giorni guidati da Sr. Grazia, di nome e di fatto. Infatti, gli ultimi mesi di questo anno 2023 sono stati davvero mesi di grazia perché con l’aiuto di Sr. Grazia ci siamo messe in gioco per conoscere e per condividere le nostre emozioni per approfondire la conoscenza di noi stesse. Abbiamo compreso bene che la conoscenza di se stessi non è un punto da raggiungere, ma un processo che dura per tutta la vita. In questo processo le emozioni sono la nostra forza interna più grande, e sono quelle che ci distinguono dalle macchine permettendoci di sognare, sperare fiorire ed amare. In questo modo la cura di me stessa è paragonabile alla cura della nostra casa e questo diventa indispensabile, perché la nostra casa, il nostro corpo è il luogo in cui il Signore vuole venire ad abitare per portare la salvezza a noi e, attraverso di noi, agli altri. Come ci ricorda la Serva di Dio Carla Borgheri: “Tutta la nostra giornata deve essere un continuo fiorire di atti virtuosi, affinché possa trasformarsi in un vaso profumato di presenza divina. Questo lavoro assiduo, quotidiano ci renderà spiritualmente più sensibili, capaci di comprendere e sentire in noi i desideri del Signore, per viverli intensamente”.

Sr. Suji SMI

Perché le cose semplici sono quelle più belle!

Pubblicato il: domenica 26 Novembre 2023

Nella semplicità e nella pace della Casa delle Suore Missionarie dell’Incarnazione, abbiamo trascorso oggi un momento di condivisione e preghiera alla Luce della Parola del Signore. Lui che guida i nostri passi, che ci insegna ad amare e a non avere paura delle diversità, ci ha permesso di vivere oggi una giornata che custodiremo sempre nel nostro Cuore. Preghiera, ascolto della Parola, condivisione e riflessioni… sono stati questi gli ingredienti del nostro pomeriggio insieme. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro Cammino le Suore Missionarie dell’Incarnazione che da anni ormai sono per Noi un dono e un esempio e che oggi ci hanno accolto nella loro Casa, facendocela sentire anche un po’ Nostra. Grazie Suorine per la gioia e la semplicità che ci trasmettete… continuiamo a camminare insieme verso la vera Felicità sulla strada dell’Amore!

                                                                                                                             Simeone

P. Luigi Secchi tra le braccia del Padre

Pubblicato il: domenica 29 Ottobre 2023

“È preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi fedeli” (Sal 116)

Facciamo fatica a comprendere la preziosità della morte dei fedeli del Signore! Il vuoto che ha lasciato padre Luigi ora ci invita a colmarlo con la fede e nella speranza di incontrarlo un giorno nella carità eterna di Dio.

Padre Luigi è stato un uomo di Dio, padre, fratello, amico e sacerdote modello a immagine del Buon Pastore! La sua presenza discreto, gentile e attenta ai bisogni dell’altro infondeva serenità e gioia a chiunque lo incontrava. Lui ha terminato la sua corsa, ha compiuto la sua missione da buon Ministro degli infermi del corpo e dello spirito di tante persone che ha servito.

Ci piace immaginarti a contemplare il volto del Padre insieme a Madre Carla per la quale con entusiasmo e devozione ti sei dedicato come Delegato episcopale per la Causa della sua Beatificazione!

Dal nostro cuore esala un sentimento di gratitudine al Signore per tutto il bene che Egli ha compiuto per mezzo di questo suo servo fedele e buono.

Ora ti affidiamo all’eterna misericordia di Dio, continua la tua missione dal Cielo intercedendo per noi al Signore, che in questa terra hai servito con semplicità e amore.

Grazie padre Luigi! Ci mancherai tanto, ma tu sarai sempre presente nei nostri ricordi e nella nostra preghiera.

Arrivederci in Cielo!