Sabato scorso, insieme alle Suore Missionarie dell’Incarnazione, abbiamo avuto il dono di visitare il Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo. Sono state proprio loro a voler organizzare questa bellissima giornata per condividerla con noi, vivendola da turiste e pellegrine al nostro fianco.
Accompagnati da una guida del Borgo, ci siamo immersi immediatamente nel senso profondo e vivo di questo luogo quasi fuori dal mondo. È qui che, dopo il silenzio di 400 anni, le ville della residenza estiva dei Papi tornano finalmente a respirare, aprendosi tra boschi di alberi secolari e incantevoli giardini.
In un paesaggio dove ogni pietra, ogni albero e ogni goccia d’acqua sembrano sussurrare preghiere, il Borgo accoglie chi è in cerca di spiritualità, bellezza e memoria. Camminare qui non è solo muoversi nello spazio: è rientrare in un ritmo più lento, dove la natura non è sfondo ma presenza viva.
All’ingresso, un messaggio custodisce il cuore di questa rinascita. È il segno della svolta voluta da Papa Francesco: trasformare un luogo storicamente chiuso, simbolo di privilegio e separazione, in una porta aperta a tutti. Non un museo da guardare da lontano, ma una casa comune da abitare.
Qui il pellegrino e il visitatore sono invitati a riconnettersi con tre fili dello stesso tessuto: la natura e l’ecologia integrale, la storia che ci ha generati, e l’arte che ci ricorda che siamo fatti per il bello e il vero.
E il luogo risponde a quell’invito. Resti romani, strati di tempo che emergono tra boschi e giardini come memoria di chi ci ha preceduto. L’acqua scorre viva: tra fontane che sussurrano, grandi vasche dove le ninfee fioriscono dall’acqua, e giochi d’acqua che sembrano liturgie silenziose. È come se il creato stesso volesse ricordare che senza acqua non c’è vita, e senza vita non c’è lode.
Poi lo sguardo si allarga. Dalle loggiate la vista corre verso la costa laziale, dove la terra scende lenta verso il mare e si perde nell’orizzonte. È un silenzio ampio, che invita a fermarsi e a sentire che il tempo qui ha un altro ritmo.
E qui mi viene in mente una parte di poesia in dialetto romano che descrive bene quello che si prova affacciandosi su questi terrazzi:
Io, quanno da quassù da ‘sti loggiati te vedo
sto splendore,
me sento, se po’ dì, trassecolata.
Poi penso tra de me con bel sorriso:
Ma sto posto è un cantoncello de ‘sto monno
o un cantoncello de paradiso?
Ma questo Borgo Laudato si’ non è solo bello da vedere. È un invito concreto: a custodire la terra come si custodisce un dono, a riconoscere che l’uomo, la storia e il creato non sono mondi separati, ma un’unica trama. Qui, prendersi cura di un giardino diventa preghiera, e l’amore per il creato si fa espressione viva della nostra fede.
A conclusione della giornata abbiamo celebrato la Messa proprio qui dentro il Borgo. È stato un momento profondo e vero: raccoglierci insieme nella preghiera, in un luogo dove la bellezza del creato sembra invitare direttamente alla lode.
Patrizia