21 aprile 2025 – 21 aprile 2026
Oggi ricorre un anno esatto dalla scomparsa di Papa Francesco, un Pontefice venuto “dalla fine del mondo”.
Fermiamoci a riflettere sull’eredità di questo straordinario pontificato, che ha segnato profondamente la storia contemporanea di Santa Romana Chiesa. Uomo e rappresentante di Cristo, ha guidato la Chiesa negli anni di una “guerra mondiale a pezzi”, come da lui è stata definita.
Non si è mai stancato di insistere sulla necessità di dialogo tra religioni e culture, ponendo al centro i temi della fraternità e della cura del creato. Non a caso il nome che aveva scelto era Francesco, in ricordo del Santo conosciuto e amato da tutti, come il Poverello d’Assisi.
Il suo grido, i suoi appelli a lavorare per la pace risuonano ancora oggi, e specialmente nel contesto del Giubileo del 2025, inaugurato proprio da lui. Il suo ricordo rimane legato all’attenzione per gli ultimi, ai viaggi nelle periferie del mondo e alla sua visione di una Chiesa “ospedale da campo”.
Testimone della Pace
In questo anniversario è fondamentale riconoscere come l’impegno per la pace non si sia fermato. Papa Leone XIV, erede di questo cammino, ha saputo raccogliere il testimone definendo la pace di Cristo Risorto come una “pace disarmata e disarmante”. È profonda la continuità tra Papa Francesco e l’invito attuale di Papa Leone XIV a costruire un anno di pace, ricucendo le relazioni e promuovendo la riconciliazione. Nel suo magistero, Leone XIV ha fatto eco al messaggio francescano, sottolineando che la vera pace proviene da Dio e richiede il coraggio di compiere gesti concreti, lontani dalla logica del riarmo.
Ricordare Papa Francesco oggi non significa guardare solo al passato, ma guardare al futuro con la stessa speranza. La Chiesa, guidata ora da Leone XIV, continua a sostenere che la pace è un dono da accogliere e una responsabilità da vivere, capace di trasformare le ferite in sorgenti di amore. La voce di Francesco negli ultimi tempi era debole ma sempre coraggiosa, e quella di Leone XIV oggi è costante e perseverante, dando sempre testimonianza che la Chiesa non si arrenderà mai alla logica della guerra, ma crede ostinatamente nella “pace disarmata”.
Patrizia