La missione è la stessa di Gesù: non si tratta di grandi gesti, ma di esserci, di essere presenti e di servire gli altri con un cuore aperto. Riflettendo sul mio cammino sacerdotale, mi rendo conto che sono i piccoli e silenziosi momenti di amore e di gentilezza quelli che contano davvero. Le parole del Papa ci invitano a lasciare andare i nostri programmi e desideri, ad accettare anche il disagio e a fidarci del fatto che è proprio nell’ignoto che possiamo trovare una connessione più vera e il senso profondo della nostra vita.
In questo Giovedì Santo, cuore della Settimana Santa, la Chiesa ci invita a ricordare l’istituzione dell’Eucaristia, quando Gesù, nell’ultima cena, si dona completamente ai suoi discepoli e affida loro il comando: «Fate questo in memoria di me». L’Eucaristia è fonte e culmine della nostra fede, il luogo in cui impariamo cosa significa amare fino in fondo.
Partecipando alla Messa del Crisma — la celebrazione in cui il vescovo consacra gli oli sacri che saranno utilizzati durante tutto l’anno per i sacramenti — siamo richiamati al significato profondo della nostra vocazione. È una liturgia che parla di servizio, di comunione e di dono.
Gli oli consacrati in questo giorno saranno usati per ungere i fedeli: nel Battesimo, nella Confermazione, nell’Ordine e nell’Unzione degli infermi. Questo gesto ci ricorda che tutti siamo chiamati, in modi diversi, a essere segno di speranza, di guarigione e di presenza viva nella vita degli altri.
In particolare, per i sacerdoti, questo giorno è un invito a rinnovare il proprio “sì”: a offrire se stessi, a “spezzarsi” come il pane, a donare tempo, ascolto e vita per gli altri, proprio come ha fatto Gesù. Ma, in fondo, è un richiamo che riguarda ogni cristiano: vivere una fede concreta, fatta di gesti semplici, quotidiani, ma autentici.
Il Papa, richiamando l’esempio di San Óscar Romero, vescovo e martire che ha donato la vita per il suo popolo, ci offre una testimonianza luminosa. La sua vita ci ricorda che la vera missione non è centrata su noi stessi, ma su Dio e sugli altri, soprattutto sui più fragili.
Possiamo anche noi, come lui, imparare a vivere così: con umiltà, con coraggio, e con un cuore aperto. Perché è proprio nel dono sincero di sé, anche nei piccoli gesti di ogni giorno, che si manifesta il senso più profondo della nostra fede.
don Daniele IC