INDIA

Abbiamo riscoperto che pregare non è solo un dovere, ma una necessità vitale. Seguendo l’esempio di Gesù, la nostra preghiera deve tendere a due scopi: unirci al Padre e conoscere la Sua volontà...

La Bellezza del Tabor: Un Cammino di Rinnovamento a Kalamassery

Pubblicato il: sabato 14 Marzo 2026

L’esperienza dei nostri esercizi spirituali presso la comunità di Preshitharani (Kalamassery) guidato dalla sapiente parola di Padre Basil OCD, è stata per noi trentanove sorelle un vero e proprio “salire sul monte”. Come gli apostoli sul Tabor, siamo state chiamate a staccarci dalla quotidianità per contemplare il volto di Cristo e lasciarci trasformare dalla Sua luce.

Padre Basil ci ha ricordato che la felicità non è un obiettivo lontano, ma una certezza che fiorisce quando radichiamo la nostra esistenza in quattro verità fondamentali:

  1. Dio esiste.
  2. Dio ci ama infinitamente.
  3. Dio è sempre accanto a noi.
  4. Dio opera tutto per il nostro bene.

Credere profondamente in questo significa guardare ogni evento con occhi nuovi, scoprendo il piano divino anche nelle pieghe della fragilità. Quando ci smarriamo, Lui ci guida; quando siamo turbati, Lui è la nostra consolazione.

Abbiamo riscoperto che pregare non è solo un dovere, ma una necessità vitale. Seguendo l’esempio di Gesù, la nostra preghiera deve tendere a due scopi: unirci al Padre e conoscere la Sua volontà. Il silenzio quotidiano — almeno un’ora di colloquio intimo con il Signore — non guarisce solo l’anima, ma dona equilibrio a tutto il nostro essere: calma la mente, distende il corpo e ci insegna a non lasciarci agitare dalle piccole contrarietà del mondo.

Per farci comprendere l’importanza dell’atteggiamento interiore, Padre Basil ci ha narrato una suggestiva storia della tradizione.

Mentre Mosè saliva sul monte per incontrare Dio, ricevette due richieste: un mendicante voleva sapere quale sarebbe stata la sua fine, e il custode di una sinagoga, orgoglioso del suo lungo servizio, chiedeva quale sarebbe stata la sua ricompensa. La risposta di Dio fu spiazzante: per il mendicante era previsto l’ultimo posto all’inferno, mentre il custode avrebbe ricevuto il giusto merito per il suo lavoro.

Il mendicante, saputo del suo destino, non si disperò, ma esultò di gioia: “Dio si è ricordato di me! Sia lodato il Suo nome!”. Questa gratitudine pura trasformò il suo cuore e lo condusse, infine, in Paradiso. Il custode, invece, si adirò profondamente, sentendosi non abbastanza ricompensato dopo una vita di fatiche. La sua amarezza e il suo orgoglio oscurarono il suo servizio, portandolo alla rovina dello spirito e, infine, all’inferno.

La morale è chiara: non conta quanto facciamo, ma come lo facciamo. Il mendicante, pur nella miseria, ha visto la luce di Dio; il custode, pur nel tempio, ha visto solo se stesso. Siamo chiamate a essere “altri Cristi”, non per cercare gloria personale o ricompense, ma per servire con un cuore sempre grato. Come dice San Paolo: “Per grazia di Dio sono quello che sono” (1 Cor 15,10).

Ogni esercizi spirituali sono un momento di conversione, una luce dello Spirito Santo che illumina le nostre ombre per portarci al pentimento e a una vita nuova. La nostra missione è chiara:

  • Pregare con fiducia per il mondo intero.
  • Trasformare il dolore in offerta d’amore.
  • Cercare la gloria del Tabor per avere la forza di affrontare il Getsemani.

Torniamo alle nostre comunità con il cuore colmo di gioia, pronte a servire con fedeltà e a testimoniare che, restando unite a Gesù, ogni difficoltà diventa un gradino verso il cielo.

Sr. Salomy Maliyakkal SMI

Webmaster