Il 4 ottobre, per noi cristiani, è una giornata speciale, poiché la Chiesa celebra la festa di San Francesco d’Assisi, il santo patrono insieme a santa Caterina da Siena del nostro paese. Ma chi è stato realmente San Francesco? Un mistico vissuto oltre settecento anni fa, definito e ricordato da tutti come il “poverello d’Assisi”. Figlio di un ricco commerciante, si spogliò di tutte le sue ricchezze per seguire un ideale di vita ascetico e spirituale.
La grandezza del suo messaggio, divenuto poi il fondamento dell’Ordine dei frati minori, è che ha saputo comunicare la bellezza della creazione, esaltandola vivendo e lodando Dio in povertà e umiltà, in un’epoca caratterizzata dalla bramosia del denaro, dei piaceri e del potere.
Dio padre ha dato all’uomo il dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su tutte le creature, ma questo dominio è inteso come un affidamento di cura e responsabilità, come dice la Genesi: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15). Per San Francesco, ogni elemento della natura, nella sua bellezza, semplicità e spontaneità, celebra la sacralità del Creato e la lode a Dio.
Si racconta che il Santo chiedesse spesso ai suoi frati di lasciare una parte dell’orto incolta, affinché vi crescessero le erbe selvatiche, perché questo gesto serviva a far sì che chiunque le ammirasse potesse elevare il proprio pensiero a Dio, contemplando la Sua bellezza anche nella natura non addomesticata. Una visione che connette l’essere umano e il creato in una sinfonia d’amore, un riflesso della bellezza e bontà di Dio, anche nella natura selvaggia. Ed in questa compiuta armonia universale, l’umanità è chiamata a vivere in fratellanza, e perfino le malattie e la morte perdono l’aspetto drammatico e diventano fenomeni naturali da accettare con serenità.
Una fraternità che fa diventare le relazioni interpersonali nuove ed evangeliche, aperte al dialogo, fiduciose e rispettose del fratello e sempre al servizio umile della pace. Nei suoi scritti, San Francesco invita più volte i suoi frati a vivere relazioni alla pari, da fratelli, e li esorta a porsi tali anche dinanzi agli altri uomini e alle creature: «E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori».
Come testimonianza di pace, nel 1219 San Francesco incontrò il sultano d’Egitto nel contesto della quinta Crociata. Durante tale incontro, il sovrano musulmano vide il santo avvicinarsi con rispetto e senza armi, offrendo così una testimonianza di fede basata sull’amore e non sulla violenza. È vero che il Sultano non si convertì, ma l’incontro aprì uno spiraglio per una nuova relazione tra Cristianesimo e Islam, un’eredità e una grande testimonianza anche per i nostri giorni per un dialogo multiculturale e interreligioso.
Il messaggio del poverello d’Assisi è stato incarnato anche da Papa Francesco, il quale non si è limitato a scegliere il nome del Santo, ma ne ha incarnato profondamente il messaggio attraverso la sua adesione al Vangelo vissuto, la cura per i poveri, il creato, l’enfasi sulla fratellanza universale e un modello di vita incentrato sulla semplicità e l’umiltà. Le sue parole e la sua enciclica “Fratelli tutti” evidenziano questa continuità di un Vangelo incarnato, fatto di gesti concreti e di amore sociale.
Papa Francesco, sulle orme del Santo d’Assisi, ha cercato in modo evangelico la cultura del dialogo, il rispetto dell’emarginato, dello straniero e di tutte le categorie di uomini che, anche nei nostri giorni, incutono paura, sospetto e rifiuto.
In questa giornata in cui celebriamo con San Francesco l’incarnazione della testimonianza evangelica, un pensiero e una preghiera vanno a Madre Carla e alle sue suore, che continuano a vivere e a testimoniare il messaggio di pace, amore e misericordia nei luoghi più abbandonati e sperduti del mondo.
Tra i manoscritti lasciati da San Francesco, ce n’è uno che dovrebbe richiamare la nostra attenzione e preghiera in questo nostro drammatico periodo storico:
Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace.
Dove è odio, fa’ ch’io porti amore.
Dove è offesa, fa’ ch’io porti perdono.
Dove è discordia, fa’ ch’io porti unione.
Dove è errore, fa’ ch’io porti verità.
Dove è dubbio, fa’ ch’io porti fede.
Dove è disperazione, fa’ ch’io porti speranza.
Dove è tenebra, fa’ ch’io porti luce.
Dove è tristezza, fa’ ch’io porti gioia.
O Signore, fa’ che io cerchi più di:
– consolare che di essere consolato,
– capire che di essere capito,
– amare che di essere amato.
Perché:
– è dando che si riceve,
– è perdonando che si è perdonati,
– è morendo che si risorge a vita eterna.
Patrizia